domenica 24 giugno 2012

L'innamoramento del capo

Quando i titolari si innamorano dei nuovi dipendenti, innamoramento legato al lavoro sia chiaro, è uno spettacolo di moine e complimenti a voce alta davanti a tutti.
Sorrisi e pacche sulle spalle al nuovo arrivato si sprecano "numero uno!" "grande, grandissimo!"  così per tutte le otto ore di lavoro.
L'innamoramento è bello, ti esalta ma come tutti gli innamoramenti non ti fa vedere le cose come stanno.
Perché li vedi in faccia quelli che restano e quelli che se ne vanno e questo tuo "numero uno" se ne andrà perché ha già iniziato a chiedere cose che non dovrebbe chiedere come "quanto guadagna questo o quello?" eppoi se la tira, crede di essere l'unico uomo sulla faccia della terra.
Caro capo te lo dico con affetto, quando se ne andrà non verrà nemmeno a dirtelo di persona, forse una mail o meglio farà così, una telefonata e comunicherà al primo che risponde la sua decisione senza nemmeno il coraggio di chiedere di parlare con te direttamente.
Non mi credi?
Poco importa io mi siedo e mi godo lo spettacolo che sta per andare in onda.
Buona Domenica.

sabato 16 giugno 2012

Milano

Ogni volta che vado a Milano mi faccio sempre la stessa domanda "Ci vivrei?".
Rispondere a questa domanda rischia di essere un lungo post pieno di luoghi comuni, la domanda migliore quindi non è "Ci vivrei?" ma "Cosa è per me Milano?".
Milano per me è ricordi di amici che non vedevo a Milano ma in vacanza sul lago di Garda e solo raramente andavo a trovare nella loro città.
Milano è Michaela, una ragazza della quale mi ero innamorato in età puberale  ma che naturalmente a tutti pensava tranne che a me.
Papà faceva mobili quindi Milano una settimana l'anno diventava per noi la città del Salone del mobile e la sera dopo la giornata di fiera andavamo alla ricerca di ristoranti.
Me ne ricordo uno "Le vedute" tavoli trenta centimetri per trenta centimetri, un locale incredibilmente piccolo sempre stracolmo di gente.
Si mangiava bene ma bisognava fare a botte per un tavolo.
Poi l'albergo in Corso Buenos Aires, non ricordo il nome, non so nemmeno se esista ancora.
Poi dopo la settimana di fiera tornavi a casa e ti chiedevano "Come è Milano?" E chi aveva il tempo di vederla? Dalle nove alle diciotto in fiera a tentare di vendere mobili.
Ho un rammarico, quelli che ti vengono a distanza di anni, avrei dovuto farne molte di più di fiere, mi divertiva quell'ambiente.
Ero giovane e quella baraonda mi faceva sentire adulto.
Da quei tempi (fine anni ottanta) a Milano ci sono stato poche volte ma ogni volta ci sono andato volentieri perché per quelle poche ore che ci resto è una città che mi diverte.
Certo se ci lavorassi allora mi divertirebbe di meno, la quotidianità ucciderebbe la sorpresa di riscoprirla ogni volta.
Eppoi ci vorrebbe un evento incredibile per decidere di andarci a vivere: un amore, un lavoro nuovo, una fase completamente nuova della mia vita.
Questa è la risposta alla domanda "Ci vivrei?"
Manca la risposta alla domanda "Cosa è per me Milano?"
Un posto dove torno sempre volentieri, qualche bel ricordo, un po' di nostalgia per tempi che non ci sono più  e adesso anche un luogo nel quale vivono nuovi amici.