sabato 4 agosto 2012

Va tutto bene Gianni, va tutto bene

Credo una o due notti dopo la morte di mio padre ebbi un incubo, uno di quelli che ti agiti nel sonno e parli a voce alta e forse ho anche urlato, probabilmente di paura.
Quando mi svegliai trovai mamma che mi accarezzava e diceva: "Sono la mamma, va tutto bene Gianni, va tutto bene. Stai tranquillo va tutto bene".
A volte ci sono pensieri, problemi, paure.
Ripenso alle parole di mamma "va tutto bene Gianni, va tutto bene" allora faccio un bel respiro profondo e pensò che avrà ragione mamma, tutto andrà bene.
Poco importa se quando ripenso a quelle parole mi accorgo di piangere, poco importa.
Va tutto bene Gianni, va tutto bene.

giovedì 2 agosto 2012

32

La donna alle mie spalle è di Bologna, lavora alla stazione di Bologna ma è in vacanza, continua a ripetere "chissà chi è di turno oggi".
Gli occhi pieni di lacrime ma rimane lì a guardare, incredula come tutti gli altri davanti a quel televisore.
Il giornalista Rai della sede di Bologna inizia a leggere un breve resoconto, i primi numeri di morti e feriti, quello che stanno facendo i soccorritori, le prime ipotesi.
Poi racconta che i feriti sono così tanti e le autorità hanno deciso di usare anche gli autobus di solito in servizio verso la stazione per trasportare le vittime dello scoppio negli ospedali.
"Qualcuno li chiama i bus della morte" o qualcosa del genere, non ho mai dimenticato quella frase, così dura, così vera.
Trentadue anni dopo rimane una lapide con i nomi dei morti e nella sala d'attesa il muro sventrato dall'esplosione è ancora lì, un vetro ha sostituito i mattoni disintegrati dalla deflagrazione.
Come una cicatrice.
Le cicatrici le guardi e ricordi il dolore provato, come ce le siamo procurate, se è stata colpa nostra o di qualcun altro e infine perché è successo qualcosa che ci ha lasciato un segno più o meno profondo sulla pelle.
Sono attimi poi vai avanti a fare altro e forse te ne dimentichi anche.
Bologna è andata avanti e ricorda quel giorno, tutto quel dolore solo che a differenza delle nostre cicatrici non sa chi gliel'ha procurata e ancor meno il perché.

Strage della Stazione di Bolognaa Bologna, 2 agosto 1980,  85 morti e 200 feriti:
1. Antonella CECI , anni 19
2. Angela MARINO, anni 23
3. Leo Luca MARINO, anni 24
4. Domenica MARINO, anni 26
5. Errica FRIGERIO in DIOMEDE FRESA, anni 57
6. Vito DIOMEDE FRESA anni 62
7. Cesare Francesco DIOMEDE FRESA, anni 14
8. Anna Maria BOSIO in MAURI, anni 28
9. Carlo MAURI, anni 32
10. Luca MAURI, anni 6
11. Eckhardt MADER, anni 14
12. Margret ROHRS in MADER, anni 39
13. Kai MADER, anni 8
14. Sonia BURRI, anni 7
15. Patrizia MESSINEO, anni 18
16. Silvana SERRAVALLI in BARBERA, anni 34
17. Manuela GALLON, anni 11
18. Natalia AGOSTINI in GALLON, anni 40
19. Maria Antonella TROLESE, anni 16
20. Anna Maria SALVAGNINI in TROLESE, anni 51
21. Roberto DE MARCHI, anni 21
22. Elisabetta MANEA ved. DE MARCHI, anni 60
23. Eleonora GERACI IN VACCARO, anni 46
24. Vittorio VACCARO, anni 24
25. Velia CARLI IN LAURO, anni 50
26. Salvatore LAURO, anni 57
27. Paolo ZECCHI, anni 23
28. Viviana BUGAMELLI in ZECCHI, anni 23
29. Catherine HELEN MITCHELL, anni 22
30. John ANDREI KOLPINSKI, anni 22
31. Angela FRESU, anni 3
32. Maria FRESU, anni 24
33. loredana MOLINA in SACRATI, anni 44
34. Angelica TARSI, anni 72
35. Katia BERTASI, anni 34
36. Mirella FORNASARI, anni 36
37. Euridia BERGIANTI, anni 49
38. Nilla NATALI, anni 25
39. Franca DALL'OLIO, anni 20
40. Rita VERDE, anni 23
41. Flavia CASADEI, anni 18
42. Giuseppe PATRUNO, anni 18
43. Rossella MARCEDDU, anni 19
44. Davide CAPRIOLI, anni 20
45. Vito ALES, anni 20
46. Iwao SEKIGUCHI, anni 20
47. Brigitte DROUHARD, anni 21
48. Roberto PROCELLI, anni 21
49. Mauro ALGANON, anni 22
50. Maria Angela MARANGON, anni 22
51. Verdiana BIVONA, anni 22
52. Francesco GOMEZ MARTINEZ, anni 23
53. Mauro DI VITTORIO, anni 24
54. Sergio SECCI, anni 24
55. Roberto GAIOLA, anni 25
56. Angelo PRIORE, anni 26
57. Onofrio ZAPPALÀ, anni 27
58. Pio Carmine REMOLLINO, anni 31
59. Gaetano RODA, anni 31
60. Antonio DI PAOLA, anni 32
61. Mirco CASTELLARO, anni 33
62. Nazzareno BASSO, anni 33
63. Vincenzo PETTENI, anni 34
64. Salvatore SEMINARA, anni 34
65. Carla GOZZI, anni 36
66. Umberto LUGLI, anni 38
67. Fausto VENTURI, anni 38
68. Argeo BONORA, anni 42
69. Francesco BETTI, anni 44
70. Mario SICA, anni 44
71. Pier Francesco LAURENTI, anni 44
72. Paolino BIANCHI, anni 50
73. Vincenzina SALA in ZANETTI, anni 50
74. Berta EBNER, anni 50
75. Vincenzo LANCONELLI, anni 51
76. Lina FERRETTI in MANNOCCI, anni 53
77. Romeo RUOZI, anni 54
78. Amorveno MARZAGALLI, anni 54
79. Antonio Francesco LASCALA, anni 56
80. Rosina BARBARO in MONTANI, anni 58
81. Irene BRETON in BOUDOUBAN, anni 61
82. Pietro GALASSI, anni 66
83. Lidia OLLA in CARDILLO, anni 67
84. Maria IDRIA AVATI, anni 80
85. Antonio MONTANARI, anni 86

Sulla Strage si veda anche il sito Web della "Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980":www.stragi.it
(Fonte www.vittimeterrorismo.it)

venerdì 20 luglio 2012

Last train home

Treno verso casa, come sempre alle diciotto e quaranta più o meno puntuale.
Si avvicina il controllore, immagino voglia vedere i biglietti ed invece si siede accanto a noi ed iniza a parlare come un vecchio compagno di viaggio.
"Dopo tanto tempo riconosco chi prende sempre il treno e chi invece sale una volta ogni tanto, voi ci siete sempre", sorridiamo.
"Anche per me questo treno significa tornare a casa, faccio questo mestiere da ventitre anni"
Non è anziano ed è piacevole perché parla sorridendo e con una cadenza divertita poi il volto si fa un po' più serio, ci guarda e dice "Lo sapete vero che toglieranno questa linea, non ci sarà più nessun collegamento tra Verona e Rovigo" e continua "per noi in fondo non cambia nulla, lavoreremo su un'altra linea, il problema è vostro che dovrete cercare un altro mezzo di trasporto per andare al lavoro".
Trovare un mezzo alternativo non è certo un problema, il problema è che a certe cose ti ci abitui e ti ci affezioni.
Ti abitui ai ritardi, al freddo d'inverno quando aspetti al binario, al treno stipato del Lunedì mattino.
Così come ti ci affezioni, per le persone che conosci, per le ragazze carine che salgono, per quella mezza ora di sonno in più che riesci a strappare prima di andare al lavoro.
Così come ti affezioni ai ricordi come quando mamma mi disse "quando la sera sento il passaggio a livello chiudersi allora so che stai arrivando"
E' un pezzo di vita, due ore al giorno per cinque giorni alla settimana e qualche volta anche di Sabato, non è poco.
Quante volte ho immaginato di fare un viaggio lunghissimo iniziandolo dalla piccola stazione del mio paese, quante volte.
Tutto cambia, tutto inizia e tutto finisce. Peccato.

domenica 15 luglio 2012

Così senza un perché

E così senza un perché siamo finiti a fare l'amore dopo una bella serata, fatta di una buona cena, un buon film e due passi in un fresco insperato.
Tu bella come lo sei sempre ma stavolta di più.
Mi hai chiesto che non accada più, di non provarci mai più ma io non ti ho detto sì o no, non lo so non posso prometterti niente.
Mi chiedo da dove arrivi questa paura che questo diventi qualcosa di più, mi chiedo come sarebbe stato diverso svegliarsi insieme oggi.
Invece anche questa Domenica la passo tra i centri commerciali aperti, da solo, così senza un perché.

mercoledì 11 luglio 2012

La città spenta

La città non si spense tutta in una volta, no.
Prima fu qualche lampione di periferia o qualche insegna di negozio, nulla di preoccupante.
Poi i lampioni e le insegne iniziarono a spegnersi anche nel centro e divenne all'ordine del giorno che qualche cinema dovesse rimborsare il biglietto d'entrata a qualche spettatore tradito dall'elettricità proprio sul più bello.
Però nessuno, ancora, si preoccupava veramente di quello che stava accadendo.
Quando però si spense un intero piano dell'ospedale allora qualcuno iniziò a chiedersi cosa stesse veramente accadendo.
La risposta non tardò a ad arrivare.
L'aeroporto si spense tutto, in un attimo e solo per un miracolo non accadde una tragedia.
Poi casa dopo casa, palazzo dopo palazzo tutto iniziò a spegnersi definitivamente.
Malati da spostare nelle città vicine, anziani rimasti chiusi in casa, per non parlare delle rapine favorite dal buio improvviso o dei saccheggi ovunque.
Così la città oramai completamente spenta venne abbandonata e si scatenarono le teorie più disparate sulla ragione di quel fenomeno.
Chi descrisse il tutto come riconducibile a cause puramente tecniche, altri invece invocarono la punizione divina per finire come sempre a qualche complotto mondiale ordito con la collaborazione degli alieni.
Semplicemente la città si era stufata degli uomini, di quelli che sputavano per terra o gettavano mozziconi di sigaretta ovunque come se i marciapiedi o le strade fossero degli immensi posacenere.
Ancor più insopportabili erano quelli che si fermavano a fare pipì sui muri per non parlare di chi gettava i rifiuti nel fiume che attraversava buona parte della città.
Così come una moglie sbatte fuori di casa il marito infedele, la città aveva cacciato gli uomini, incapaci di reagire allo scempio di quella che fino a pochi anni prima era la loro casa.





domenica 24 giugno 2012

L'innamoramento del capo

Quando i titolari si innamorano dei nuovi dipendenti, innamoramento legato al lavoro sia chiaro, è uno spettacolo di moine e complimenti a voce alta davanti a tutti.
Sorrisi e pacche sulle spalle al nuovo arrivato si sprecano "numero uno!" "grande, grandissimo!"  così per tutte le otto ore di lavoro.
L'innamoramento è bello, ti esalta ma come tutti gli innamoramenti non ti fa vedere le cose come stanno.
Perché li vedi in faccia quelli che restano e quelli che se ne vanno e questo tuo "numero uno" se ne andrà perché ha già iniziato a chiedere cose che non dovrebbe chiedere come "quanto guadagna questo o quello?" eppoi se la tira, crede di essere l'unico uomo sulla faccia della terra.
Caro capo te lo dico con affetto, quando se ne andrà non verrà nemmeno a dirtelo di persona, forse una mail o meglio farà così, una telefonata e comunicherà al primo che risponde la sua decisione senza nemmeno il coraggio di chiedere di parlare con te direttamente.
Non mi credi?
Poco importa io mi siedo e mi godo lo spettacolo che sta per andare in onda.
Buona Domenica.

sabato 16 giugno 2012

Milano

Ogni volta che vado a Milano mi faccio sempre la stessa domanda "Ci vivrei?".
Rispondere a questa domanda rischia di essere un lungo post pieno di luoghi comuni, la domanda migliore quindi non è "Ci vivrei?" ma "Cosa è per me Milano?".
Milano per me è ricordi di amici che non vedevo a Milano ma in vacanza sul lago di Garda e solo raramente andavo a trovare nella loro città.
Milano è Michaela, una ragazza della quale mi ero innamorato in età puberale  ma che naturalmente a tutti pensava tranne che a me.
Papà faceva mobili quindi Milano una settimana l'anno diventava per noi la città del Salone del mobile e la sera dopo la giornata di fiera andavamo alla ricerca di ristoranti.
Me ne ricordo uno "Le vedute" tavoli trenta centimetri per trenta centimetri, un locale incredibilmente piccolo sempre stracolmo di gente.
Si mangiava bene ma bisognava fare a botte per un tavolo.
Poi l'albergo in Corso Buenos Aires, non ricordo il nome, non so nemmeno se esista ancora.
Poi dopo la settimana di fiera tornavi a casa e ti chiedevano "Come è Milano?" E chi aveva il tempo di vederla? Dalle nove alle diciotto in fiera a tentare di vendere mobili.
Ho un rammarico, quelli che ti vengono a distanza di anni, avrei dovuto farne molte di più di fiere, mi divertiva quell'ambiente.
Ero giovane e quella baraonda mi faceva sentire adulto.
Da quei tempi (fine anni ottanta) a Milano ci sono stato poche volte ma ogni volta ci sono andato volentieri perché per quelle poche ore che ci resto è una città che mi diverte.
Certo se ci lavorassi allora mi divertirebbe di meno, la quotidianità ucciderebbe la sorpresa di riscoprirla ogni volta.
Eppoi ci vorrebbe un evento incredibile per decidere di andarci a vivere: un amore, un lavoro nuovo, una fase completamente nuova della mia vita.
Questa è la risposta alla domanda "Ci vivrei?"
Manca la risposta alla domanda "Cosa è per me Milano?"
Un posto dove torno sempre volentieri, qualche bel ricordo, un po' di nostalgia per tempi che non ci sono più  e adesso anche un luogo nel quale vivono nuovi amici.