mercoledì 17 luglio 2013

Indicativo presente

Però mi piaceva stare con te.
E adesso invece?
Adesso? Adesso che importa, te ne stai andando.
Anche se usassi l'indicativo presente non cambierebbe nulla, sarebbero sentimenti solo miei ma ammetto sarebbero parole vere perché anche ora mi piaci, forse anche più di prima.
Non ci furono risposte, aprì la porta e se ne andò
La guardò andarsene e ripensò "Sì, mi piaceva stare con te" ma stavolta non aggiunse nessun pensiero coniugato all'indicativo presente

giovedì 20 giugno 2013

Volete mettere morire

Volete mettere morire?
A parte l'inconveniente di morire e non essere più al mondo, morire è per chi rimane una grande fregatura.
Il morto ti doveva dei soldi?
Amen, nessun bonifico dall'altro mondo, tutto sanato, rimesso.
Eri uno sul quale l'azienda puntava per mirabilanti risultati di fatturato?
Sorry, tutto rimandato per l'eternità.
Insomma volete mettere defungere (esiste come verbo? Non lo so, non importa) lasciare tutti, salutare il gruppo e godersi il riposo eterno.
Già, se non fosse che si muore potrebbe essere interessante.

domenica 26 maggio 2013

Struccon

Dicesi in dialetto veneto "struccon" abbraccio particolarmente forte, prolungato ed affettuoso.
Lo si riserva alle persone con le quali ci sentiamo più affezionate ma anche a persone care che non si vedono da tanto tempo.
Uno "struccon" lo si riserva anche alle persone che si incontrano per la prima volta, quelle con le quali si intrattengono rapporti "per corrispondenza".
Corrispondenza fatta una volta da lettere e oggi sempre più sostituita da contatti sui cosiddetti social networks o via mail.
La sostanza però non cambia, alla fine è un abbraccio quello che cerchiamo.
Con la persona mai vista, con quella sempre conosciuta o con l'amico ritrovato.
Perciò vi lascio qui il mio "struccon" come augurio di una buona settimana.

sabato 18 maggio 2013

A

Questa è una storia che inizia undici anni fa, un pomeriggio d'Agosto.
A come Alberto, Alberto Malesani di professione allenatore dell'Hellas Verona.
"Alberto!" grida il mio amico Massimiliano e Malesani si volta e ci saluta, c'è tanto entusiasmo attorno a quella squadra, forse finalmente il Verona farà un campionato all'altezza del suo passato più glorioso.
Invece sarà l'inizio di un incubo spotivo, fatto di retrocessioni umilianti, di salvezze raggiunte per un pelo e di occasione perdute.
Una storia di proprietari inetti e affaristi ma anche presidenti coraggiosi che hanno messo in gioco tutto, persino la vita, pur di riporatare il Verona in serie A.
Ecco, ora vorrei dire che questa storia finisce oggi con la gioia di una promozione attesa per undici lunghi anni.
Invece a me piace pensare che la storia continua e il nuovo capitolo, ancora tutto da scrivere, inizia con la stessa lettera di undici anni fa: A.
La A di serie A.

giovedì 25 aprile 2013

Partigiano!

Una delle ultime cose che mamma è riuscita a dire, con la poca voce che le rimaneva a causa della SLA, è stato un aneddoto sull'occupazione tedesca.
Raccontava di avere visto un ragazzino sfilare dalla fondina di un soldato tedesco, senza che questi se ne accorgesse, la sua pistola.
"Avevo tanta paura ma il soldato non si accorse di nulla, per fortuna. Avevamo tanta paura perché i tedeschi stavano cercando i partigiani o quelli sospettati di esserlo"
In uno strano corto circuito tra ricordi e festa della liberazione mi ricordo che l'ultima parola che mamma riuscì a dire fu "partigiano".
Poche ore dopo la malattia si aggravò e mamma venne intubata definitivamente e non parlò mai più.
Ci sono ricordi di cui ci si riesce a liberare.
Buon 25 Aprile.

domenica 21 aprile 2013

Il Partito Democratico come Ivan Lendl a Wimbledon

Ivan Lendl e il torneo di Wimbledon, un amore mai sbocciato.
Ivan Lendl era forte, non so per quanto tempo sia stato numero uno delle classifiche mondiali di tennis, solo che l'erba di Wimbledon gli era indigesta.
Così, nonostante tutti gli sforzi, anche quando gli riusciva a fatica di arrivare in finale c'era sempre qualcuno più forte di lui.
Magari gli stessi che in qualsiasi altro torneo, su qualsiasi altra superfice avrebbe battuto con molti meno problemi.
Il Partito Democratico assomiglia molto alla carriera di questo tennista, forte ma mai forte abbastanza in quello che desiderava veramente vincere.
Così se metti il PD a competere per le elezioni comunali, provinciali e regionali in ogni dove, non partirà mai veramente sconfitto.
Sono le politiche il punto debole, lì affiorano tutti i limiti, le paure e perché no, l'incapacità dei dirigenti.
E non è che gli avversari siano differenti e nemmeno gli elettori, manca quel qualcosa in più che gli altri tirano sempre fuori al momento giusto.
C'è chi pensa sia meglio essere così piuttosto che fare come quelli che vincono, in politica però conta chi vince e governa e in politica, per dirla (mandando un po' in vacca il momento drammatico che viviamo) come il padre di Indiana Jones "non c'è la medaglia d'argento per chi arriva secondo".
Buona settimana