sabato 29 agosto 2015

Una famiglia che per la chiesa non è una famiglia ma per me lo è

Io una famiglia vera e propria non ce l'ho, non sono sposato, non convivo e non c'è (almeno per il momento) nessuno all'orizzonte.
Ho un fratello ma è tanto che non ci parliamo e se lui non mi ha cercato forse vuol dire che sta bene così, ci ho provato nel tempo a far andare le cose bene, magari avrei dovuto provarci di più.
Sta di fatto che ad un certo punto ho smesso di pensarci e molto probabilmente lo ha fatto anche lui.
Ho zie e zii ma ho finito per trascurarli perché a volte alla fine di una settimana non hai voglia di girare tra parenti, hai solo voglia di silenzio e goderti una casa mai abbastanza curata, mai abbastanza vissuta perché si parte presto al mattino e si torna tardi la sera e quando buona parte del tuo lavoro significa dover parlare l'unica cosa che vuoi è un po' di silenzio.
Però una famiglia io ce l'ho.
Sono i miei amici, quelli che mi conoscono da tanto, quelli che hanno visto e vissuto le gioie e le tempeste che una vita porta.
Non sempre sono stato all'altezza della loro amicizia, non sempre sono stato la persona che loro si aspettavano io fossi.
No.
Eppure sono rimasti, mi hanno sempre aperto la porta e ascoltato e sono stati duri a volte nelle risposte ed è soprattutto per questo che li considero la mia famiglia.
A volte quando aspetto di prendere il treno per andare al lavoro o tornare a casa vedo persone alle quali la vita ha riservato un destino amaro: vivere ai margini, soli e poveri.
Allora penso che quelle persone non hanno avuto chi è andato a trovarli a casa per capire cosa stesse andando storto o qualcuno che si è speso per aiutarli rubando tempo alla propria famiglia e non hanno avuto neppure qualcuno che abbia detto loro come fosse bello passare del tempo in loro compagnia.
Qualcuno che si è ricordato di loro in poche parole.
Io invece ho avuto questa fortuna, questa ricchezza.
Ecco perché penso di avere una famiglia che per la chiesa non è una famiglia ma per me lo è e solo questo conta.
Buon Settembre.

venerdì 5 giugno 2015

L'ultima estate

Uscirono dall'acqua tenendosi per mano poi lei lo spinse via quasi facendolo cadere ma lui tornato in equilibrio fece altrettanto con lei che non ebbe la forza di rimanere in piedi.
Lui ne approfittò per gettarsi su di lei e baciarla.
"Calmati o ci arresteranno per atti osceni, ci sono ancora tante persone qui intorno".
La spiaggia si stava svuotando con l'avvicinarsi della sera ma ancora molti occhi stavano osservando quei due baciarsi sulla sabbia con un trasporto che molti avrebbero definito inopportuno vista la gente ancora presente.
La coppia tornò ai loro teli stesi, risero guardando gli sguardi tra l'imbarazzato e il severo di chi fino a pochi attimi prima li vedeva baciarsi.
Poi lei chiese "Hai avuto la conferma alla tua teoria?"
Lui rimase in silenzio un po' cercando le parole giuste, non era un problema per lui parlare, lo faceva di professione.
Insegnare fisica per lui non era un mestiere di soli numeri, teorie e dimostrazioni, occorreva rendere tutto gradevole ed era bravo nel trovare le parole giuste per coinvolgere gli studenti.
Finalmente parlò "Sì, sembra che io abbia fatto centro e se di solito per uno scienziato trovare conferma alle proprie teorie è un onore questa volta ho  praticamente condannato l'uomo all'estinzione"
"Quindi quel pianeta che ha incrociato il nostro sistema solare ha modificato l'orbita della terra? Vuoi dire che..." lei non riuscì a finire la frase.
"Sì, per qualche mese ancora tutto rimarrà ancora così poi inizierà la stagione fredda e sarà ogni mese più gelida, qui l'anno prossimo ci sarà una distesa di ghiaccio e temperature polari. Entro un paio di anni il 95% della terra sarà ricoperto dal ghiaccio".
"Non so quanti riusciranno a sopravvivere, forse qualche decina di migliaia di persone riuscirà a rifugiarsi dentro basi scavate nelle montagne in caso di olocausto nucleare, uno delle poche cose positive che la guerra fredda ha lasciato alle generazioni future".
"E noi cosa faremo?" disse lei senza emozioni, realizzando che per loro il futuro sarebbe stato breve.
"Non lo so, perdonami non so cosa altro dire"
Lei appoggiò la testa sulla spalla di lui poi disse "torniamo a casa solo dopo che il sole sarà tramontato"
Lui annuì e cosi fecero, lasciando la spiaggia il padrone di un piccolo chiosco di bevande li salutò alzando la mano, loro ricambiarono.
L'uomo pensò a quei due mentre metteva in ordine come sempre poco prima di chiudere.
"Sono sempre gli ultimi ad andarsene sembra che non si vogliano perdere nemmeno un secondo di questa stagione. Come se fosse... sì come se fosse l'ultima estate"

mercoledì 27 maggio 2015

I veri giorni da ricordare

È facile scrivere di giornate belle e spensierate, di risate, di divertimento.
Invece bisognerebbe parlare di quei giorni nei quali non è andato bene niente, niente di niente e cercando di migliorare hai combinato ancora guai.
Quei giorni nei quali gli amici e i colleghi nel guardarti o ascoltarti scuotono la testa in segno di disapprovazione.
Questi dovrebbero essere i veri giorni da tenere bene in testa, quelli dove i problemi ti spiazzano e ti rendono mediocre o probabilmente mediocre lo sei sempre ma basta una battuta felice per mascherare tutto.
Quei giorni nei quali non c'è niente e nessuno da incolpare tranne te stesso e quando finalmente il giorno finisce se sei da solo nel letto e chi gira per casa è solo una gatta, ecco e così che si capisce che il colpevole vero lo sai bene chi è e lo vedi tutti i giorni nello specchio.

giovedì 21 maggio 2015

Abbracci

La stazione mi offre la possibilità di vedere l'infinità di maniere che hanno le persone di salutarsi.
Formali strette di mano, cenni del capo, mani alzate, saluti a a voce più o meno alta e infine gli abbracci.
L'abbraccio di chi si incontra è affettuoso ma breve ed è condito da risate, parole di affetto, perché le persone sanno di avere tempo davanti per parlare, fare cose, insomma godersi l'amicizia ritrovata.
L'abbraccio di chi si saluta è più lungo, intenso e soprattutto è silenzioso.
Perché solo in quel momento ci si rende conto che bisogna salutarsi per davvero, che il tempo di stare insieme è finito ed è ora di tornare alle proprie vite.
Non è il fatto di mettere molti chilometri tra le persone, è la consapevolezza che oltre a questo ci sono gli impegni e i problemi di tutti i giorni a dividere gli affetti e che tutto questo ci renderà difficile sapere quando potremo incontrare quelle persone che rendono la vita migliore e diversa dai nervosi e le storture di cui la vita purtroppo è piena.
In quei lunghi e silenziosi abbracci c'è la tristezza del distacco, l'incertezza di sapere se la vita ci daŕà ancora momenti belli come quelli trascorsi insieme agli amici più cari, lontani o vicini che siano ma c'è anche la consapevolezza di esserci regalati attimi che nessuno mai ci porterà via comunque vadano le cose.
Così guardando le persone salutarsi con un abbraccio penso che la ricchezza più grande sia avere tempo.
Tempo per noi stessi, per le nostre passioni, per i nostri cari insostituibili amici ai quali non negheremo mai un abbraccio.

sabato 16 maggio 2015

Quando diventammo tutti campioni

"Siamo campioni!"
Lo dice un emozionato e come sempre a poco agio con i microfoni Osvaldo Bagnoli, a lui essere sotto i riflettori costa fatica.
Ho pensato spesso a quelle poche parole gridate e solo oggi dopo trenta anni ho capito che Bagnoli non si riferiva alla squadra ma a tutti, ai tifosi ma più in generale alla città, alla provincia insomma a tutti.
Sì erano altri tempi, forse migliori sicuramente diversi ma riuscire in qualcosa che nessuno riteneva realizzabile fu una grande lezione per tutti.
È questa la vera eredità di quel trionfo: pensare che l'impossibile può accadere, provarci.
Può andare male, può andare bene ma scartare a priori che una cosa possa accadere senza nemmeno provarci significa avere rinunciato a vivere.
Il Verona di Bagnoli non scendeva mai in campo battuto e così facendo riuscì nell'impresa ma anche se non ci fosse riuscito sarebbe comunque rimasta la lezione di chi prova a battersi comunque.
Poi, come ho detto, le cose possono riuscire o meno ma almeno non ci sono alibi, scuse, rimpianti.
E diventammo tutti campioni anche perché quell'Hellas era una parte di tutti, un comune affetto che riuscì ad unire allo stadio persone molto diverse tra loro.
E fu una vittoria che ci ripagò di essere stati come città sotto ai riflettori per storie brutte come quella di Ludwig o il rapimento Dozier.
Cinque anni fa scrissi una mail a Gigi Garanzini, giornalista sportivo allora a Radio24 e una delle voci sportive più imparziali, dicendogli che se era capitato una volta sarebbe potuto capitare ancora.
Mi rispose che la vedeva dura col calcio attuale eppure nonostante quel suo pessimismo io continuo a pensare che un giorno qualcuno griderà ancora a Verona "Siamo campioni!".
Non sarà oggi, forse nemmeno dopo domani ma accadrà e ancora una volta diventeremo tutti campioni.

sabato 31 gennaio 2015

Verjeat è a Montpellier

Spesso durante la vita trovi qualcuno o vivi delle situazioni nelle quali qualcuno o qualcosa ti convince che una data cosa non si può avere, che quella tua richiesta non potrà mai e poi mai essere soddisfatta o semplicemente che tu da certe cose sei escluso e basta.
Eppure rimuginando sopra alle motivazioni di chi ti dice no e solo no capisci in realtà non ci sono ragioni vere perché tu non possa fare o dire o chiedere quello che ti viene semplicemente negato.
Poi ci sono volte in cui qualcuno dice delle stupidate immense ma magari è il tuo capo o un parente saggio o ancora una persona della quale tutti hanno timore o rispetto e allora nessuno ha il coraggio di dire che ha appena detto una sciocchezza.
Così le persone si fanno influenzare da opinioni sbagliate, chi sa tace per comodità  o tace  per paura.
Ci sono persone però che invece parlano e così vengono messe in disparte perché come osano dire certe cose, come osano mettere in dubbio le parole dette o le decisioni prese.
Poi un giorno quelli che ti hanno messo in disparte che ti hanno indicato come il ribelle fanno esattamente quello che tu avevi detto oppure diventa evidente la stupidità delle situazioni create.
Allora non hanno nemmeno il coraggio di guardarti in faccia, fanno finta di nulla ma sanno che ti stai godendo la tua rivincita.
Non lo diranno e ammetteranno mai di avere avuto torto ma bastano quei pochi attimi nei quali capiscono di essere un re nudo per ripagarti di tutte levolte che ti hanno detto no e di avere torto marcio.
In quei momenti quando so di avere ragione e gli altri abbassano lo sguardo per l'imbarazzo penso ad una battuta i un vecchio poliziesco anni 70 francese con Lino Ventura.
Una battuta detta alla fine del film che riassume tutta la storia, lo sbirro che aveva capito tutto ma che non può avere ragione per non gettare nello scandalo il politico di turno viene trasferito.
Però il destino tende una trappola a chi preferiva il silenzio e allora il re nudo chiede allo sbirro di risolvere tutto ma Lino Ventura (il suo personaggio si chiama Verjeat, non ricordo se commissario o ispettore, ormai trasferito nella città di Montpellier) si prende una piccola rivincita con una frase "Verjeat è a Montpellier" ed esce di scena lasciando nei guai chi lo aveva sbugiardato.
A volte è capitato anche a me di avere brevi rivincite ma il più delle volte sono stato tra chi ha preferito stare zitto, soprattutto per paura.
Inutile fingere di essere un personaggio di un film o meglio una persona diversa da quella che si è.
Buon fine settimana

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale

Un post che si intitola "Buon Natale" ha una altissima probabilità di concludersi con degli auguri, prima però voglio fare degli auguri personalizzati.
Innanzitutto auguri a Riccardo, Massimiliano, Andrea e Gabriele, in realtà sarebbero di più quindi non sentitevi offesi se non leggete i vostri nomi.
Hanno molta pazienza con me e dire che gli devo molto è poco anzi nulla.
Auguri a Elena e Pier, sarete dei grandi genitori e il vostro bambino avrà tante zie e tanti zii che nemmeno ve lo immaginate.
Poi faccio un augurio a me, quello di imparare a contare fino dieci prima di parlare, di dimenticare il passato remoto e prossimo e le mediocri figure che lo hanno popolato a vario titolo perché il futuro a volte si affronta sull'esperienza di ieri ma anche sul saperlo cancellare una volta per tutte.
Auguri a voi che ogni tanto mi leggete e come sempre chi si ferma qui è il benvenuto.
Buon Natale
Gianni