sabato 20 febbraio 2021

Occhio per occhio

 Meglio sedersi sulla riva del fiume e aspettare che il cadavere del nemico passi o meglio essere parte attiva del suo finire nel fiume senza vita?

Avete subito un torto, una perdita, un danno irreparabile dopo il quale la vostra vita non è stata più la stessa e volete vendicarvi?

Va bene, non io vi giudicherò e neppure vi convincerò del contrario.

Ci sono delle cose di cui dovete essere consapevoli prima di dedicarvi a una vendetta

Vendicarsi è un lavoro, vi ci dovrete applicare tutti i giorni, con pazienza e costanza.

A meno che non troviate qualcuno che ha subito il vostro stesso danno, sarete soli e non aspettatevi comprensione; anzi meglio non dire niente a nessuno.

Avete degli affetti stabili? Una famiglia? Dovrete imparare a mentire e anche a farlo molto bene perché se chi amate scoprirà quello che state facendo lo perderete. Per sempre.

Siamo intrisi fino al midollo di racconti romantici sulla vendetta, scordatevi tutto. La vendetta non rende migliori anzi vi mette sullo stesso piano di chi volete colpire.

Dovrete poi essere pronti a fallire e a subirne le conseguenze, piccole o grandi che siano. Voi avete deciso d vendicarvi, voi ne pagherete il prezzo.

Come mentite alle persone che amate preparatevi a mentire a tutti, più farete credere di essere qualcosa che non siete e più avrete probabilità di riuscire nell'impresa.

C'è poi un'altra cosa di cui dovete essere a conoscenza e dovrete tenerla bene a mente.

Come la vostra vita è stata rovinata anche voi state per rovinare la vita di altri, perché la persona che volete colpire ha passioni, affetti e un mondo che state per mandare in frantumi e non si può tornare indietro, non si può chiedere scusa dopo.

Torniamo ora alla riva del fiume, cosa volete fare? 





sabato 30 gennaio 2021

Tun Tun Tun (marzo 2020)

 Da quando lavoro per forza a casa, a orari regolari, sento un rumore che viene dall'appartamento sopra il mio: tun tun tun.

Tun tun tun sempre alla stessa ora, mattina e pomeriggio.

Tun tun tun, eccolo di nuovo.

Non c'è niente di misterioso, credo sia uno di quei cosi per correre in casa o qualche cosa di simile per fare attività fisica.

Non è un rumore fastidioso, non è forte, non è sgradevole e lo sento solo se ci sto attento.

Però... però mi disturba, non so quale sia il motivo, ogni volta che lo sento desidero finisca subito, forse perché queste giornate tutte uguali nelle quali il lavoro è la vera distrazione per non pensare al resto.

Tun tun tun 

Tun tun tun

Quando finirà? 

Quando rivedrò i miei amici?

Quando la smetteranno di dirci quanta gente muore?

Tun tun tun, basta per favore. Tun tun tun.

Ascolto una canzone con le cuffie, guardo un film oppure chiamo qualcuno almeno per un momento non sentirò niente.

Tun tun tun

Bollettino di oggi...

Tun tun tun

Abbiamo ospite il prof tal dei tali luminare per parlare della pandemia

Tun tun tun

Lavatevi spesso le mani, non toccatevi naso e occhi, indossate guanti e mascherina.

Tun tun tun

Tun tun tun 




sabato 10 ottobre 2020

Gianni

Si chiama come me, Gianni.

Si alza sempre prima di tutti, esce e va al bar, veramente non so se beva qualcosa o vada lì per fare due chiacchiere o giusto solo per salutare quelli che passano.

Negli anni ha visto il paese cambiare forma, gli amici del tresette mancare uno a uno e quelli rimasti ora escono di rado, qualcuno non può più farlo.

Il bar con i bicchieri di spuma, i bianchi, le tavole dedicate al tresette, al terziglio e alle briscole interminabili non c'è più.

Il corpo è invecchiato ma dentro è ancora un bambino, è sempre stato un bambino imprigionato nel corpo di un adulto e lui da bravo ragazzino a modo saluta tutti con un buongiorno e un sorriso.

Vederlo mi fa ripensare a un tempo che non c'è più ma bello da ricordare e mi piace che i ricordi arrivino da qualcuno che si chiama come me.

Gianni.



domenica 2 agosto 2020

La cifra tonda delle commemorazioni

Più si invecchia e più si ha la consapevolezza del tempo che passa.
Così mi ritrovo ad avere un'età nella quale di certi eventi ho visto il decennale, ventennale, trentennale e oggi il quarantennale.
Dopo quaranta anni siamo ancora qui a sfornare teorie, alcune improbabili altre più veritiere e tutto quello che rimane sono solo quaranta anni di parole.
Quaranta anni di cedimenti strutturali, di bombe e missili.
Quanranta anni di caldaie che esplodono anzi di bomba fascista, no palestinese forse libica o forse la mafia che vuole alleggerire la pressione dello stato in Sicilia.
Forse, forse, forse e ancora forse.
Un nulla che porta a un nulla che rivela solo il nulla di mille parole.
Oggi sventoleremo il nostro senso civico, sventoleremo la nostra indignazione, diremo parole grosse come "la verità e la giustizia sono valori a cui uno stato civile non può rinunciare".
E domani?
Domani sarà l'ennesimo giorno nel quale chi ha chiesto la verità per un parente, un amico, un amore avrà l'ennesima solidarietà delle istituzioni nella ricerca della verità.
Sarà solo il giorno dopo all'ennesima cifra tonda di una commemorazione.




domenica 7 giugno 2020

La foto del 2 marzo

2 marzo 2020

Piove a Milano, piove dalla mattina ininterrottamente e forte.
Sto tornando a casa dopo una giornata nella nuova sede dell'azienda per la quale lavoro.
Fermo a un semaforo scatto una foto.
Una vecchia canzone italiana recita "è arrivata la bufera" ma sono ancora giorni ne quali l'opinione prevalente è che sì c'è un virus che gira ma sembra essere solo una influenza più forte.

Anche io l'ho pensato e ci ho creduto e ho anche preso in giro chi già iniziava a girare con le mascherine.
Poi tutto è diventato più serio, tragicamente serio.

La pioggia del 2 marzo non aveva nulla di manzoniano, non era la provvidenza che cancellava la peste e si tornava a vivere.
Non era un giorno di pioggia come possono esserci in quei periodi che non sono più inverno ma nemmeno primavera, la bufera era arrivata.
Poi sono iniziati i giorni uguali, senza i soliti rumori, con le cifre impietose, le polemiche, tra picchi e plateau.

E dopo?

Siamo abituati a leggere storie nelle quali a un certo punto qualcuno vince, a volte nelle più catastrofiche vince chi viene dipinto come il cattivo, in altre prevalgono i buoni che finalmente trovano la via maestra per uscire dal buio.
Mentre scrivo in ogni parte del mondo ogni ora si ammalano altre persone e purtroppo molte altre muoiono.

Semplicemente qui abbiamo deciso di tornare a vivere quasi come prima, sapendo che il nemico non è vinto ma tentando di conviverci.
Non è andato tutto bene, questa è l'amara verità e a parer mio i costi sociali di quello che abbiamo vissuto inizieremo a vederli solo tra qualche mese.
Ora siamo ancora storditi dal rivedere le persone che amiamo, dal riprendere a vivere una parvenza di normalità.
Almeno ora abbiamo smesso di guardare con sospetto chi ci precede o segue mentre attendiamo in fila di entrare al supermercato.

Oggi è il 7 giugno 2020 forse sta per piovere come piove quando è ancora primavera e non è ancora estate, guardo una foto del 2 marzo e nonostante tutto penso che la bufera sia passata.

Buona domenica

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martedì 12 maggio 2020

Quando in campo scenderai

Sarebbe facile in occasione dell'anniversario dello scudetto dell'Hellas Verona, parlare ancora una volta di quel campionato.
Più difficile è parlare del 29 aprile 1990, quando il Verona se ne andò in serie B.
Finiva così l'era di Osvaldo Bagnoli, la più gloriosa nella storia dell'Hellas Verona.
Sarebbero bastati due o tre pareggi in più, o almeno un paio di vittorie in più per riuscire a salvarsi dalla serie B.
La matematica dà sempre una speranza, la storia no.
Le storie finiscono, a volte male ma come disse Alex Ferguson lasciando il Manchester United occorre ricordare tutto "even the defeats", anche le sconfitte.
Rimangono le vittorie che nessuno avrebbe mai pensato di raggiungere, i gol strepitosi che nessuno mai avrebbe pensato di vedere.
Rimane lo scudetto.
Ai tifosi sarebbe bastato ricordare un gol segnato senza scarpa alla Juventus da parte di Elkajaer, invece la storia ci regala il ricordo di uno scudetto.
Capii che quel periodo si avviava alla fine quando arrivò al Bentegodi il Milan berlusconiano.
Non fece vedere palla al Verona, poi l'anno dopo giocammo uno scherzo incredibile al Milan, battendolo e regalando lo scudetto al Napoli.
Fu un caso, come un orologio rotto che segna due volte al giorno l'ora esatta.
Quel ciclo era finito e la partita a Cesena del 29 aprile non fu che l'ufficializzazione di una cosa che ormai i tifosi sapevano da tempo.
Eppure i tifosi sono ancora lì, dopo 35 anni a cantare la versione locale di "you'll never walk alone".
Non lo so se un giorno qualcuno griderà ancora in Piazza Bra "Siamo campioni!" come fece Osvaldo bagnoli la sera del 12 maggio 1985.
Hellas Verona non lo so cosa riserverà il futuro, nessuno lo sa.
So che i tuoi tifosi ci saranno sempre quando in campo scenderai.

sabato 2 maggio 2020

Un bacio clandestino

Non parcheggiavano mai nel parcheggio riservato ai clienti,
Indossavano la mascherina, i guanti e preso il carrello si mettevano in fila.
Fingevano di non conoscersi, solo i più attenti avrebbero potuto capire il loro gioco di sguardi ma tutti erano troppo attenti al proprio turno di entrata.
Poi, pagato e usciti, entravano in quel lungo corridoio con una rientranza più o meno a metà della lunghezza del corridio, grande abbastanza per uscire dalla vista di tutti.
Solo un ciao e un sorriso e poi tolta la mascherina un lungo bacio.
Era il solo momento che potevano avere, avevano deciso di correre quel pericolo ma a volte i sentimenti, il desiderio e il corpo obbediscono a qualcosa che non è scritto e che è difficile o almeno per loro era difficile impedire.
Poi a turno uscivano, fingendo indifferenza e salendo in fretta in auto, guidando ancora più in fretta verso casa.
Arrivati una domanda li avrebbe attesi, una sola domanda da parte dei propri compagni:
"Ci hai messo tanto, c'era gente?"
Come sempre sarebbe bastato rispondere: "Sì, lo sai com'è di questi tempi".