Domenica 11 Luglio 1982
Ripensare agli anni 80 è per me pensare ad un periodo felice, divertente ed ingenuamente spensierato.
In realtà gli anni 80 sono un periodo terribile sia a livello nazionale e mondiale.
Il terremoto in Irpinia, Ustica, Bologna e il rapido 904, la frana di Tesero e quella della Valtellina... mi fermo qui risparmiandovi quello che accadde nel mondo.
Alla fine le speranze portate dalla fine della guerra fredda hanno restituito solo il germe di guerre ancor più terribili.
Sono anni di prosperità e benessere a casa. Dopo un inizio di decennio difficile le cose ingranano e l'azienda di papà conosce il suo massimo splendore, tutto sembra senza fine, una magnifica illusione.
Così quel periodo d'oro inizia, calcisticamente parlando, con la vittoria nel campionato mondiale del 1982.
Rileggendo le critiche dei giornali all'allora commissario tecnico Enzo Bearzot la vittoria in quel mondiale potrei definirla come la più bella rivincita di un uomo contro i propri detrattori.
Se proprio devo muovere una critica a Bearzot è quella di aver voluto restare alla guida della nazionale anche nel successivo mondiale ma adesso è facile parlare.
So solo che Argentina, Brasile, Polonia e Germania furono quattro partite indimenticabili, per il ragazzino che ero allora furono quello che volevo vedere per divertirmi.
E su quella terrazza che dominava il lago di Garda una domenica di Luglio quando Dino Zoff alzò la coppa in quel momento per un attimo tutti, da mamma a papà, ai nostri amici, tutti in quel preciso momento fummo "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!"
Questo post è dedicato a Nando Martellini.
domenica 3 gennaio 2016
domenica 27 dicembre 2015
Quattro domeniche. Capitolo primo.
Da piccolo mi ricordo che le domeniche erano noiose, non c'era la tv dei ragazzi e soprattutto non c'erano i miei amici per giocare.
Insomma la domenica mi era indigesta, non m piaceva neppure il calcio.
Poi proprio il calcio, proprio una domenica mi ha fatto cambiare idea su quel giorno così poco amato da me.
A me andare allo stadio non piaceva, avevo paura dei botti però papà una domenica agli inizi degli anni 80 mi convinse ad andare a vedere Verona San Benedettese.
Nel mio immaginario di ragazzino il Verona lo vedevo come una squadra debole sempre destinata a perdere o comunque avara di soddisfazioni per i proprio tifosi.
Quella domenica però tutto cambia, tutto è differente una nuova generazione di giocatori è in campo.
Il Verona vince due a zero ma le occasioni per segnare altri gol sono numerose, il pubblico è entusiasta ed io mi innamoro di quello sport.
Improvvisamente nomi come Garella, Cavasin, Tricella, Penzo, Guidolin e Gibellini, solo per dirne qualcuno, diventano il mio pane quotidiano di ragazzino.
Allenatore è un uomo apparantemente schivo e di poche parole: Osvaldo Bagnoli.
Farà la storia del Verona ma di questo parlerò in un altro momento.
Questo racconto in cinque parti inizia da qui e parla di altre quattro domeniche legate al calcio e alla storia della mia famiglia, di come è facile arrivare in alto e altrettanto facilmente cadere.
Di come finché tutto va bene una famiglia sia unita e di come invece quando la buona sorte ti volta le spalle tutto sparisca improvvisamente, distruggendo anche le certezze più solide.
martedì 22 dicembre 2015
Amore e universi paralleli
Capita di innamorarsi, sei indaffarato a fare le tue cose e cavolo ti accorgi che c'è una persona che pensi in continuazione.
Lavori, leggi, vai al cinema, guardi la tv e anche quando non fai niente quella persona è sempre lì nella testa.
Io non lo so come è successo, è accaduto e basta.
Cotto e stracotto di una come non capitava da anni, manco fossi un quindicenne.
Avendo una certa età ho provato ad esaminare il tutto in maniera distaccata e razionale, oserei dire quasi con metodo scientifico.
Una lunga valutazione delle reali possibilità di essere ricambiato, tutti gli elementi valutati nei pro e nei contro.
Tutto con unico scopo: capire che non è cosa, lasciar perdere e vivere tranquillo senza i patimenti che l'amore per sua natura porta.
Niente da fare... non mi passa, sarò scemo.
Non ho la minima possibilità che la cosa si realizzi eppure questa persona non riesco a fare a meno di pensarla.
Che faccio adesso? Fingo indifferenza finché tutto si sgonfia? La corteggio? Mi dichiarò e sia quel che sia?
Perché l'amore è così complicato e imprevedibile?
A volte vorrei che l'amore fosse un diagramma di flusso: fai questo ed accade quello, accade quello e allora fai questo.
No, niente da fare non funziona così.
Da vecchio amante della fantascienza immagino esista una realtà alternativa, parallela a questa.
Una realtà nella quale tutto è andato bene e il me stesso di quel mondo parallelo vive accanto a lei felice e contento.
Me stesso di quel mondo se per caso esisti da qualche parte nel tempo e nello spazio devi sapere una cosa: ti invidio molto.
A tutti voi e ai vostri cari buon Natale
gianni
lunedì 12 ottobre 2015
Una cosa cattiva che mi disse mamma
Mi mancano moltissimo i miei genitori, mi mancano i loro pregi e anche i loro difetti, non credo di dire nulla di male anzi è meglio essere sinceri.
A volte certe cose dure dette da loro nascevano dal non capirci, da momenti di rabbia, dal fatto di vivere in tempi differenti, alcune le ho meritate altre sono state gratuite.
Mamma una volta mi disse che una ragazza che mi aveva appena lasciato aveva fatto bene visto il carattere che mi ritrovo.
Una cosa che i genitori dovrebbero capire, al di là di chi ha ragione o torto in una discussione aspra tra genitore e figlio, è che puoi dire tante cose per affermare la tua posizione di genitore ma non toccare l'amore, perché l'amore che finisce è già una discreta punizione durante la vita, è già sufficente per farti stare male, era stata una storia breve ma si era interrotta così presto, di punto in bianco e mi sentivo sconfitto come se tutta la mia vita fosse un fallimento.
Non essere stato capace di far capire a quella ragazza come fosse la mia vita, chi fossero i miei amici, le cose che amavo fu un colpo allo stomaco e nonostante siano passati un bel po' di anni, se ci ripenso, ancora un po' provo quella delusione.
E visto che già ero giù di morale arrivò mamma col suo carico da undici, per dirmi una cosa del genere probabilmente dovevo averla combinata grossa ma io mica mi ricordo perché l'avessi fatta arrabbiare.
Il problema di mamma è che morto papà lei mi aveva messo al suo posto e quindi quando prima si beccava lui le sue arrabbiature me le beccavo io.
Accumulava accumulava eppoi esplodeva, fondamentalmente mamma pensava che a me di lei non importasse nulla e che se fosse stata male io mi sarei defilato lasciando ad altri il problema.
È il mio grande difetto, sembra sempre che a me le cose non importino invece io le cose le prendo seriamente ma è per non farmi schiacciare dalla loro importanza che le tratto con ironia che sembra menefreghismo ma non lo è, a volte è paura di non essere all'altezza della situazione, di deludere e per sopportare tutto questo faccio una battuta.
Probabilmente a mamma qualche battuta non piacque affatto, averne ancora genitori con i quali litigare.
Buona settimana.
A volte certe cose dure dette da loro nascevano dal non capirci, da momenti di rabbia, dal fatto di vivere in tempi differenti, alcune le ho meritate altre sono state gratuite.
Mamma una volta mi disse che una ragazza che mi aveva appena lasciato aveva fatto bene visto il carattere che mi ritrovo.
Una cosa che i genitori dovrebbero capire, al di là di chi ha ragione o torto in una discussione aspra tra genitore e figlio, è che puoi dire tante cose per affermare la tua posizione di genitore ma non toccare l'amore, perché l'amore che finisce è già una discreta punizione durante la vita, è già sufficente per farti stare male, era stata una storia breve ma si era interrotta così presto, di punto in bianco e mi sentivo sconfitto come se tutta la mia vita fosse un fallimento.
Non essere stato capace di far capire a quella ragazza come fosse la mia vita, chi fossero i miei amici, le cose che amavo fu un colpo allo stomaco e nonostante siano passati un bel po' di anni, se ci ripenso, ancora un po' provo quella delusione.
E visto che già ero giù di morale arrivò mamma col suo carico da undici, per dirmi una cosa del genere probabilmente dovevo averla combinata grossa ma io mica mi ricordo perché l'avessi fatta arrabbiare.
Il problema di mamma è che morto papà lei mi aveva messo al suo posto e quindi quando prima si beccava lui le sue arrabbiature me le beccavo io.
Accumulava accumulava eppoi esplodeva, fondamentalmente mamma pensava che a me di lei non importasse nulla e che se fosse stata male io mi sarei defilato lasciando ad altri il problema.
È il mio grande difetto, sembra sempre che a me le cose non importino invece io le cose le prendo seriamente ma è per non farmi schiacciare dalla loro importanza che le tratto con ironia che sembra menefreghismo ma non lo è, a volte è paura di non essere all'altezza della situazione, di deludere e per sopportare tutto questo faccio una battuta.
Probabilmente a mamma qualche battuta non piacque affatto, averne ancora genitori con i quali litigare.
Buona settimana.
venerdì 9 ottobre 2015
Sarei solo felice
Sai a volte sono andato a lavorare un'ora dopo per venirti a salutare, a volte senza motivo sono passato da te anche solo per vederti un momento.
Tu invece per me una cosa così non l'hai mai fatta, perché hai sempre mille cose da fare, perché una volta c'è una cosa e la volta dopo un'altra.
Perché bisogna programmare tutto altrimenti chissà che scombussolamento, chissà che caos.
Eppoi se ti presentassi fuori dal mio ufficio chissà cosa penserebbe la gente visto che non stiamo insieme e mica puoi permetterti che io mi metta nella testa che ti vuoi mettere con me.
Chissà, chissà e ancora chissà...
Comunque se mai un giorno decidessi di farti trovare a sorpresa fuori dal mio ufficio ecco io... ecco io sarei solo felice.
Buon fine settimana.
venerdì 2 ottobre 2015
A volte mi chiedo...
A volte mi chiedo: "e se diventassi di colpo ricchissimo?"
Insomma vincere il superenalotto e così nel giro di un minuto capire di potersi permettere tutto senza più dovere fare i conti per sbarcare il lunario, senza più doversi alzare per andare al lavoro.
Tanti dicono che morirerebbero dall'emozione, altri che impazzirebbero a me invece, pur desiderando una vincità plurimilionaria, la cosa farebbe paura.
Non di morire o impazzire dall'emozione ma di non sapere come sfruttare tutto il tempo a disposizione che la ricchezza insperata porterebbe.
Anni a desiderare di poter passare il tempo come si vuole e poi non saperlo sfruttare.
È questo che mi fa paura, paura di sentirmi in colpa per una giornata sprecata facendo cose banali.
Poi però che male ci sarebbe a sedersi sul divano, leggere un libro mentre il mondo fuori corre e stasersene a fare niente?
Non ci sarebbe niente di male, la cosa più importante sarebbe quella di non perdere il contatto con la realtà, rimanere come si è e ogni tanto fare quelle cose che di solito non si possono fare, così per il gusto di provare e poi tornare a casa come sempre senza obbligo di orari.
Magari in una casa con un grande terrazzo dove fare cene interminabili con gli amici.
Magari per avere tempo e prendere quella laurea buttata via così senza sapere veramente il perché.
Magari per poter vedere una città che ami con calma o scoprirne una mai vista senza fretta.
Magari per andare a trovare gli amici lontani, quelli che quando li pensi ti accorgi che son passati anni dall'ultima volta che li hai visti.
Magari ci riesco senza vincere la lotteria.
sabato 29 agosto 2015
Una famiglia che per la chiesa non è una famiglia ma per me lo è
Io una famiglia vera e propria non ce l'ho, non sono sposato, non convivo e non c'è (almeno per il momento) nessuno all'orizzonte.
Ho un fratello ma è tanto che non ci parliamo e se lui non mi ha cercato forse vuol dire che sta bene così, ci ho provato nel tempo a far andare le cose bene, magari avrei dovuto provarci di più.
Sta di fatto che ad un certo punto ho smesso di pensarci e molto probabilmente lo ha fatto anche lui.
Ho zie e zii ma ho finito per trascurarli perché a volte alla fine di una settimana non hai voglia di girare tra parenti, hai solo voglia di silenzio e goderti una casa mai abbastanza curata, mai abbastanza vissuta perché si parte presto al mattino e si torna tardi la sera e quando buona parte del tuo lavoro significa dover parlare l'unica cosa che vuoi è un po' di silenzio.
Però una famiglia io ce l'ho.
Sono i miei amici, quelli che mi conoscono da tanto, quelli che hanno visto e vissuto le gioie e le tempeste che una vita porta.
Non sempre sono stato all'altezza della loro amicizia, non sempre sono stato la persona che loro si aspettavano io fossi.
No.
Eppure sono rimasti, mi hanno sempre aperto la porta e ascoltato e sono stati duri a volte nelle risposte ed è soprattutto per questo che li considero la mia famiglia.
A volte quando aspetto di prendere il treno per andare al lavoro o tornare a casa vedo persone alle quali la vita ha riservato un destino amaro: vivere ai margini, soli e poveri.
Allora penso che quelle persone non hanno avuto chi è andato a trovarli a casa per capire cosa stesse andando storto o qualcuno che si è speso per aiutarli rubando tempo alla propria famiglia e non hanno avuto neppure qualcuno che abbia detto loro come fosse bello passare del tempo in loro compagnia.
Qualcuno che si è ricordato di loro in poche parole.
Io invece ho avuto questa fortuna, questa ricchezza.
Ecco perché penso di avere una famiglia che per la chiesa non è una famiglia ma per me lo è e solo questo conta.
Buon Settembre.
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