Quanto durerà lo sdegno per la tragedia di Lampedusa?
Poco, tra qualche giorno se non tra qualche ora, ci sarà già qualcosa di nuovo di cui parlare.
Comunque lo sdegno un po' durerà, giusto il tempo di dichiarare che è tutta colpa del ministro Kyenge o della presidente Boldrini.
Oppure per gli anticlericali per affermare che il Papa sbaglia a offrire solidarietà ai poveretti che vengono da quei paesi in via di sviluppo che non si sono mai sviluppati.
Sicuramente lo sdegno durerà giusto il tempo di apparire in un telegiornale e magari dire che quella gente andrebbe aiutata nei loro paesi, lo diranno gli stessi che non vogliono che l'Unione Europea metta il naso nei nostri conti.
E in questo poco tempo durante il quale lo sdegno durerà, tutto ed il contrario di tutto avranno spazio, giusto così per avere un po' di visibilità.
Buon fine settimana
venerdì 4 ottobre 2013
giovedì 26 settembre 2013
Poi iniziò a piovere
Seduto sulla panchina Gianni leggeva le notizie del giorno,
finalmente la primavera si era decisa a prendere il posto dell’inverno.
Gli tornò alla mente una gita con sua madre, aveva portato
mamma già malata a vedere il lago di Garda, il calore del sole gli ricordò
attimo per attimo quella giornata diversa dentro un lungo cammino di dolore.
Gianni ripensava ai libri di fantascienza letti, ai film
visti, in quelle storie le malattie avevano sempre una cura, sempre.
Tutto era semplice, gli scienziati in poco tempo costruivano
astronavi o macchinari capaci di viaggiare nel tempo e nello spazio e così le
malattie sconosciute e letali venivano eroicamente vinte.
Invece a Gianni era toccato di vivere in una realtà senza
nulla di fantastico o eroico, l’unica cosa che poteva fare era sedersi accanto
al letto di mamma e aspettare che la morte prendesse la decisione di liberare
quel corpo martoriato da tutte le sofferenze.
La morte si decise una domenica mattina di Febbraio, dopo
tre infiniti anni.
Da allora Gianni ebbe solo un pensiero ricorrente “Chissà se
si troverà mai una cura? Magari ora nel futuro qualche medico ha scoperto il
rimedio definitivo alla piaga che ha ucciso mamma e così tante persone”
E mentre pensava ancora una volta a quella domanda accanto a
lui sedette un uomo, Gianni lo guardò e rimase impietrito.
Era lui, solo più vecchio ma identico a lui, persino negli
abiti.
Il cuore iniziò a battere a mille, non riusciva a muoversi o
parlare per la paura, poi l’anziano Gianni parlò.
“Non è un’allucinazione e non avere paura, vengo a darti la
risposta che cerchi da tempo”
“La cura?”
“L’abbiamo trovata, ora nessuno più soffre di quel flagello
ma sono venuto anche per rispondere ad un’altra domanda, quella che non ritieni
importante”
“Sarò per sempre solo?”
“No, non lo sarai ma non mi è concesso dirti di più, le
macchine che utilizziamo per muoverci nel tempo possiamo usarle solo osservando
il divieto di non modificare gli eventi. Con te abbiamo fatto un’eccezione per
‘correggere’ un’anomalia. C’è solo una cosa che da oggi in avanti potrai sapere
sul tuo futuro”
“Cosa?”
“Poi iniziò a piovere, solo questo. Addio”
Un anno dopo
Sedette sulla stessa panchina di sempre e iniziò a leggere
come faceva sempre, il tablet inizio a mostrargli parole, suoni e immagini.
Una ragazza seduta sulla panchina di fronte lo guardava
incuriosita.
“Un giorno così bello tu passi il tempo a guardare uno
schermo?” chiese la donna.
“Ho questa abitudine, mi aiuta a rilassarmi dopo una
settimana di lavoro e non ho molto tempo per leggere gli altri giorni”
“A me piace leggere prima di addormentarmi ma non c’è libro
che tenga quando il sole splende come oggi, a proposito, io mi chiamo
Elisabetta e tu?”
“Gianni”
Poi iniziò a piovere…
Questo racconto è dedicato a mia mamma Amalia, morta a causa
della Sclerosi Laterale Amiotrofica e alla Signora Mariangela Lamanna che si
batte per i diritti degli ammalati di SLA. Con la speranza che presto chi cerca
una cura contro questo flagello urlì “Eureka!”
lunedì 23 settembre 2013
A noi gente di provincia...
A noi, gente di provincia, piace complicarci la vita.
Mica siami capaci di vedere che le cose le abbiamo sotto il naso.
No, proprio no.
A noi, sempre gente di provincia, dallo studio, al lavoro e ultimo ma non ultimo, l'amore piace andarlo a cercare, come diceva in dialetto la mia povera mamma "sotoacqua" (cioè immergendoci nel liquido convenzionalmente chiamato acqua).
A noi, ribadisco gente di provincia, ci affascinano le metropoli, le ragazze che abitano nelle metropoli e allora fai tanta strada perché pensi faccia figo frequentare le ragazze delle metropoli.
Perché pensiamo che le città grandi grandi e chi ci abita siano solo versioni un po' più grandi del tuo paese, solo che non è così (a proposito il soggetto è sempre noi, gente di provincia).
Insomma, a noi gente di provincia (penso dovreste averlo capito vero?) la semplicità a volte non piace.
Poi un giorno ti stufi, apri gli occhi e pensi che in fondo la provincia non è così male e non si può essere qualcosa che non si è, magari ci si può provare, ci si può illudere ma è così, a noi (vabbè dai , non lo scrivo stavolta) piace anche ammettere i nostri limiti, i nostri sbagli.
Così quando torni in quei posti tanto affascinanti finalmente li guardi con il giusto distacco e quando è ora prendi la metro verso la stazione e il treno senza rimpianti o forse qualche rimpianto lo hai, perché a volte anche a noi, gente di provincia, a volte dispiace essere qualcosa che non siamo.
Buona settimana
Mica siami capaci di vedere che le cose le abbiamo sotto il naso.
No, proprio no.
A noi, sempre gente di provincia, dallo studio, al lavoro e ultimo ma non ultimo, l'amore piace andarlo a cercare, come diceva in dialetto la mia povera mamma "sotoacqua" (cioè immergendoci nel liquido convenzionalmente chiamato acqua).
A noi, ribadisco gente di provincia, ci affascinano le metropoli, le ragazze che abitano nelle metropoli e allora fai tanta strada perché pensi faccia figo frequentare le ragazze delle metropoli.
Perché pensiamo che le città grandi grandi e chi ci abita siano solo versioni un po' più grandi del tuo paese, solo che non è così (a proposito il soggetto è sempre noi, gente di provincia).
Insomma, a noi gente di provincia (penso dovreste averlo capito vero?) la semplicità a volte non piace.
Poi un giorno ti stufi, apri gli occhi e pensi che in fondo la provincia non è così male e non si può essere qualcosa che non si è, magari ci si può provare, ci si può illudere ma è così, a noi (vabbè dai , non lo scrivo stavolta) piace anche ammettere i nostri limiti, i nostri sbagli.
Così quando torni in quei posti tanto affascinanti finalmente li guardi con il giusto distacco e quando è ora prendi la metro verso la stazione e il treno senza rimpianti o forse qualche rimpianto lo hai, perché a volte anche a noi, gente di provincia, a volte dispiace essere qualcosa che non siamo.
Buona settimana
lunedì 16 settembre 2013
"Mi lasci almeno la mia dignità"
Uno dei giorni più duri nella vita di mio padre fu quando andò a chiedere ai servizi sociali del comune un contributo per riuscire a pagare l'affitto.
Papà fino a pochi anni prima imprenditore senza pensieri e con una azienda che sembrava solida si ritrovò in pochi anni... povero, non ci sono altri termini.
Anzi, tutti ci ritrovammo poveri.
Entrò, strinse la mano con la solita decisione e senza incertezze all'assitente sociale, le spiegò la situazione e ascoltò quello che avrebbe dovuto fare.
Papà però si accorse che l'assistente sociale lo stava squadrando da capo a piedi e allora papà disse "Signora, lo so che può sembrare fuori luogo venire a chiedere aiuto indossando un costoso capo firmato, quello che indosso è solo un ricordo di un tempo che non c'è più, di un agio finito, la prego non mi giudichi, mi lasci almeno la mia dignità"
Papà fino a pochi anni prima imprenditore senza pensieri e con una azienda che sembrava solida si ritrovò in pochi anni... povero, non ci sono altri termini.
Anzi, tutti ci ritrovammo poveri.
Entrò, strinse la mano con la solita decisione e senza incertezze all'assitente sociale, le spiegò la situazione e ascoltò quello che avrebbe dovuto fare.
Papà però si accorse che l'assistente sociale lo stava squadrando da capo a piedi e allora papà disse "Signora, lo so che può sembrare fuori luogo venire a chiedere aiuto indossando un costoso capo firmato, quello che indosso è solo un ricordo di un tempo che non c'è più, di un agio finito, la prego non mi giudichi, mi lasci almeno la mia dignità"
giovedì 25 luglio 2013
Inferno
La ragazza alla fermata dell'autobus indossa magliette e shorts all'ultima moda, difficile non vederla nei suoi colori sgargianti.
Non capisco la sua età ma è giovane, molto giovane.
Abbronzata, non saprei dire se i capelli siano tinti o naturali, occhi azzurri, anche quelli difficili da non vedere.
Così come non è difficile vedere che lei l'autobus non lo prende mai, rimane sulla panchina e ogni tanto si ferma un'auto, un finestrino si abbassa ed esce una sola domanda: "quanto?"
A volte torna a sedersi sulla panchina, a volte sale in auto.
Quando tutto finisce i suoi occhi sono fissi verso un punto dall'altra parte della strada, uno sguardo assente, fatto di sostanze artificiali.
Poi passa un'altra auto, il finestrino si abbassa e ricomincia l'inferno.
Non capisco la sua età ma è giovane, molto giovane.
Abbronzata, non saprei dire se i capelli siano tinti o naturali, occhi azzurri, anche quelli difficili da non vedere.
Così come non è difficile vedere che lei l'autobus non lo prende mai, rimane sulla panchina e ogni tanto si ferma un'auto, un finestrino si abbassa ed esce una sola domanda: "quanto?"
A volte torna a sedersi sulla panchina, a volte sale in auto.
Quando tutto finisce i suoi occhi sono fissi verso un punto dall'altra parte della strada, uno sguardo assente, fatto di sostanze artificiali.
Poi passa un'altra auto, il finestrino si abbassa e ricomincia l'inferno.
mercoledì 17 luglio 2013
Indicativo presente
Però mi piaceva stare con te.
E adesso invece?
Adesso? Adesso che importa, te ne stai andando.
Anche se usassi l'indicativo presente non cambierebbe nulla, sarebbero sentimenti solo miei ma ammetto sarebbero parole vere perché anche ora mi piaci, forse anche più di prima.
Non ci furono risposte, aprì la porta e se ne andò
La guardò andarsene e ripensò "Sì, mi piaceva stare con te" ma stavolta non aggiunse nessun pensiero coniugato all'indicativo presente
E adesso invece?
Adesso? Adesso che importa, te ne stai andando.
Anche se usassi l'indicativo presente non cambierebbe nulla, sarebbero sentimenti solo miei ma ammetto sarebbero parole vere perché anche ora mi piaci, forse anche più di prima.
Non ci furono risposte, aprì la porta e se ne andò
La guardò andarsene e ripensò "Sì, mi piaceva stare con te" ma stavolta non aggiunse nessun pensiero coniugato all'indicativo presente
giovedì 20 giugno 2013
Volete mettere morire
Volete mettere morire?
A parte l'inconveniente di morire e non essere più al mondo, morire è per chi rimane una grande fregatura.
Il morto ti doveva dei soldi?
Amen, nessun bonifico dall'altro mondo, tutto sanato, rimesso.
Eri uno sul quale l'azienda puntava per mirabilanti risultati di fatturato?
Sorry, tutto rimandato per l'eternità.
Insomma volete mettere defungere (esiste come verbo? Non lo so, non importa) lasciare tutti, salutare il gruppo e godersi il riposo eterno.
Già, se non fosse che si muore potrebbe essere interessante.
A parte l'inconveniente di morire e non essere più al mondo, morire è per chi rimane una grande fregatura.
Il morto ti doveva dei soldi?
Amen, nessun bonifico dall'altro mondo, tutto sanato, rimesso.
Eri uno sul quale l'azienda puntava per mirabilanti risultati di fatturato?
Sorry, tutto rimandato per l'eternità.
Insomma volete mettere defungere (esiste come verbo? Non lo so, non importa) lasciare tutti, salutare il gruppo e godersi il riposo eterno.
Già, se non fosse che si muore potrebbe essere interessante.
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